Andare a vedere una mostra, cantare in un coro, dipingere o visitare un monumento storico potrebbe contribuire a mantenere le persone giovani più a lungo. Non solo mentalmente: proprio fisicamente giovani. È la conclusione di uno studio britannico, che ha cercato di verificare, per la prima volta, come partecipare ad attività artistiche e culturali possa rallentare l’invecchiamento biologico dell’organismo (Innovation in Aging, rivista scientifica della Gerontological Society of America, 2026).

Per capire quale tipo di misurazioni abbiano fatto i ricercatori dell’University College di Londra, bisogna partire dal fatto che l’età non è uguale per tutti. Le cellule seguono un tempo che non sempre corrisponde, in meglio o in peggio, agli anni della persona secondo l’anagrafe. Così, due sessantacinquenni possono avere età biologiche molto diverse: uno presenta caratteristiche cellulari tipiche di un cinquantenne, l’altro di un settantenne. Si è già appurato che l’esercizio fisico mette un freno potente al decadimento, ma ora gli scienziati hanno trovato una correlazione anche fra esperienze astratte, come entrare in un museo, e la materia del nostro organismo.

D’altra parte, il cervello e il corpo sono in dialogo continuo, in un’interazione incessante tra neuroni, sistema immunitario, ormoni, microbiota e ogni nostro organo e tessuto. Vuol dire che il flusso delle nostre esperienze, delle emozioni e dei pensieri ha una ricaduta sul funzionamento delle difese e perfino sull’espressione dei geni. Il nuovo studio è affascinante soprattutto perché ribadisce l’idea che la salute generale sia collegata alla nostra natura di Sapiens curiosi e affamati di creatività. Finché la nostra mente immagina, finché si inerpica sulle note di un brano o sui colori di un affresco, è come una casa con tante finestre da cui entra la luce, e nei suoi corridoi cammina il futuro.