Ballare un tango, studiare uno strumento, disegnare, perfino imparare un videogioco strategico: e se fossero anche un modo per “ringiovanire” il cervello? Non è una fantasia New Age: questa volta c’è un orologio, e misura proprio l’età del cervello.E, a quanto pare, la creatività lo fa andare un po’ più piano.
Lo studio, pubblicato su Nature Communications nel 2025, mette insieme neuroscienze e machine learning per rispondere a una domanda molto concreta: le esperienze creative lasciano una traccia misurabile sulla “salute” del cervello? Gli autori usano i cosiddetti brain clocks, orologi cerebrali che stimano l’età del cervello a partire da segnali M/EEG (elettroencefalogramma e magnetoencefalogramma).
La differenza tra età ‘predetta’ e quella anagrafica
La differenza tra età “predetta” e quella anagrafica si chiama brain age gap (BAG): se è positiva il cervello appare più vecchio del previsto, se è negativa appare più giovane. Per costruire l’orologio, il team ha addestrato un modello su 1.240 persone, imparando a riconoscere i pattern di connettività funzionale tipici delle diverse età. Il modello non è perfetto, ma è abbastanza solido: errore medio di circa 8,7 anni e buona correlazione tra età reale e stimata. Poi arriva la parte interessante: applicarlo a gruppi con diversi livelli di “vita creativa”.






