di
Paolo Condò
La cosa migliore di quanto è successo al calcio italiano nel dopo-Bosnia è stato il suo ritorno in mani forti. Maldini e Leonardo uomini liberi. Suggerimento: un dirigente di livello che sappia di vivai
Abbiamo voluto la bicicletta Maldini — noi i primi a reclamarla — e adesso è un po’ presto per lamentarsi del ritmo al quale Maldini ci costringe a pedalare, delle strade sulle quali ci porta, dei compagni di viaggio che impone. Nella gran canea esplosa sul nome di Andrea Pirlo come ct esistono dei dati oggettivi — il legame col portale di scommesse russo non può durare un minuto di più, ed è da vedere se basti — e una quantità di opinioni, per definizione legittime ma a ciascuno il suo.
Sarebbe preoccupante se Maldini cambiasse la sua scelta perché ne è spaventato. Sarebbe preoccupante se Malagò ne forzasse il dietrofront. La cosa migliore di quanto è successo al calcio italiano nel dopo-Bosnia è stato il suo ritorno in mani forti, perché Malagò ha una storia dirigenziale che parla per lui e Maldini e Leonardo sono uomini liberi. Noi per primi, e lo abbiamo scritto, ci sentiremmo più sicuri con la nomina a ct di Antonio Conte. Ma non ha senso approvare l’elezione di Malagò e applaudire la sua prima mossa, l’ingaggio non semplice di Maldini, per poi cambiare sponda se il ct non ci convince. O magari pensare che Pirlo venga chiamato in quanto amico. Dimostreremmo ben poca fiducia in Maldini, del quale abbiamo anche apprezzato il tentativo con Guardiola.












