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Alessandro Bocci

Il presidente della Figc è sempre meno convinto della scelta. A incidere anche i figli di Maldini e Andrea e la loro carriera da procuratori

Alle incertezze adesso si somma l’imbarazzo. La tempesta politica, intorno ad Andrea Pirlo, ha allargato i confini dell’inquietudine di Giovanni Malagò nell’ultimo week end senza ct. Paolo Maldini e Leonardo, dopo il no prevedibile di Guardiola, hanno puntato tutte le loro fiches sul centrocampista campione del mondo. Ma il presidente federale, che si sarebbe speso volentieri per Roberto Mancini, è sempre meno convinto. Condivisione è la parola magica che tiene insieme una strategia dalle fondamenta fragili, al tempo stesso Malagò non può e non vuole ignorare la tempesta che si è abbattuta sul candidato allenatore della Nazionale.

Pirlo è meno vicino all’azzurro di quanto lo fosse il giorno prima. In Figc conoscono la questione spinosa legata allo sponsor russo, ma non si aspettavano che deflagrasse in maniera così forte in un sabato italiano a tinte forti. Il presidente federale ha seguito sul cellulare dal mare di Sabaudia le dichiarazioni del mondo politico che, ora dopo ora, si sono sommate contro il tecnico, colpevole di essere testimonial di una società di scommesse in cui ha notevoli interessi l’oligarca Sergey Lomakin, presidente dell’United Fc, la squadra degli Emirati Arabi allenata proprio da Pirlo. Portarlo a Coverciano sta diventando una battaglia contro vento, considerando le perplessità dell’opinione pubblica, il desiderio della serie A di ingaggiare Conte e i dubbi delle altre componenti. All’ora dell’aperitivo Malagò si è messo in contatto con Maldini per affrontare una questione che rischia di sfuggire di mano e diventare un autogol.