A Coverciano è stato innescato un ordigno a tempo, e il conto alla rovescia scorre sul tavolo del neopresidente della FIGC, Giovanni Malagò. Ciò che fino a pochi giorni fa appariva “soltanto” un delicato dossier di diplomazia e opportunità politica legato alla designazione di Andrea Pirlo come commissario tecnico, si è trasformato in un incubo istituzionale dalle potenziali conseguenze devastanti.

Il pericolo oggi non è più limitato alla rinuncia all’ex regista azzurro, ma comprende la possibile - almeno secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport -, rovinosa caduta di Paolo Maldini a poche settimane dal suo insediamento. Le radici della crisi affondano nella nuova architettura federale. Eletto il 22 giugno 2026, Malagò ha puntato con decisione sull’ex capitano del Milan, nominato l’11 luglio 2026 direttore tecnico e presidente del Club Italia, con Leonardo al suo fianco in qualità di advisor. Un investimento politico e simbolico imponente, concepito per restituire autorevolezza e intangibilità alla filiera azzurra.

La prima mossa cruciale del tandem Maldini-Leonardo è stata proprio l’indicazione di Andrea Pirlo. Agli occhi dei due, l’ex centrocampista rappresentava il profilo ideale: identità italiana, appeal internazionale, sostenibilità economica e un peso politico non eccessivo, perfetto per lasciare a Maldini il ruolo di vero “garante” del progetto. Poi è deflagrato il “caso Fonbet”.