di
Monica Colombo
L'accoglienza riservata al (possibile) nuovo ct è stata feroce, sia sul piano tecnico sia su quello politico dopo il caos della collaborazione con lo sponsor russo. Il presidente federale potrebbe rimettere tutto in discussione
Alzi la mano chi ricorda un’accoglienza riservata al nuovo ct più feroce di quella che l’opinione pubblica sta dedicando ad Andrea Pirlo. I più agées si appellano alla scaramanzia e rimembrano le critiche con cui partì l’avventura di Enzo Bearzot negli anni Settanta, poi entrato nella leggenda. Troppa grazia, sarebbe. Per ora Il Maestro deve arginare attacchi e censure da parte di tutto l’arco costituzionale. Da destra a sinistra, il mondo politico ha puntato l’indice contro la scelta della direzione tecnica della federazione, rappresentata da Paolo Maldini e Leonardo, di individuare Pirlo come figura ideale per risollevare il movimento italiano. E tra le stroncature sul piano sportivo e la bufera mediatica legata al ruolo di global ambassador di un’azienda di betting russa, Giovanni Malagò ora è tentato di tornare sulle proprie posizioni. Sta studiando attentamente la situazione.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha scelto la strada dell’ironia per rivelare la preoccupazione circa la decisione dei manager della Figc. «Stimo Malagò, Leonardo e Maldini ma dico “che Dio ce la mandi buona”». La stima nell’ex campione è indiscutibile, ma spiega La Russa «come allenatore è un salto nel buio». E ancora: «Dopo il ballon d’essai mediatico di Guardiola non vorrei che la montagna avesse partorito un topolino, il topolino Pirlo».












