Pisa, 26 luglio 2026 – Sempre più spesso il divertimento dei giovanissimi passa dall’alcol. Ma dietro ogni ragazzino che alle 3 di notte vaga per il litorale ubriaco o che finisce per chiedere aiuto al 118 non c’è soltanto una scelta individuale. C’è anche chi quell’alcol lo vende, lo serve e trasforma il desiderio di sballarsi anche a 14 anni in un guadagno. E’ un tema che torna puntuale ogni estate, a maggior ragione oggi dopo che la chiusura di due locali ha squarciato il velo sulla mala movida di molti.

Una vicenda che apre una riflessione più ampia: i dati raccontano di una crescita del consumo di alcol tra i giovanissimi, gli operatori sanitari ne vedono le conseguenze, mentre chi lavora nella notte racconta quanto sia difficile arginare un fenomeno alimentato anche da chi non si fa problemi a far bere chi legalmente non può farlo.

Un fenomeno che riguarda tutta la società

Un fenomeno che non è certo limitato al perimetro del litorale, ma racconta di un profondo cambiamento della società e della gioventù, che trova nell’alcol e nello sballarsi una risposta distorta allo stress, al disagio o alla solitudine. Da questo punto di vista, i dati del report Espad del Cnr di Pisa, il principale osservatorio italiano per le dipendenze giovanili, parlano chiaro. Un minorenni pisano su quattro, nell’ultimo mese, ha ingerito quantità elevate di alcol con l’unico obiettivo di ubriacarsi. Il fenomeno si chiama binge drinking (letteralmente “abbuffata alcolica“) e per i ragazzi di 15-17 anni riguarda il 28,7% dei maschi e il 25,9% delle femmine. La forbice si allarga tra i 18 e i 19 anni, quando l’accesso all’alcol diventa più semplice e meno controllato: qui il binge drinking coinvolge il 41,8% dei maschi e il 27,8% delle femmine. Ancora più significativo è il consumo quotidiano: a Pisa il 2,1% dei ragazzi e delle ragazze dichiara di ubriacarsi ogni giorno, contro l’1,7% della media italiana.