L'Europa ha ragione a investire nello sviluppo di nuove miniere di materie prime critiche: diversificare le fonti di approvvigionamento è una necessità strategica, quasi vitale. Tuttavia, l'estrazione rappresenta soltanto il primo anello della catena del valore. Senza capacità di raffinazione, produzione di materiali avanzati, riciclo e innovazione tecnologica, anche le nuove miniere rischiano di incidere solo marginalmente sulla dipendenza dall'estero. La vera autonomia strategica europea si costruirà lungo l'intera filiera industriale, in un contesto di crescente competizione tra Cina, Stati Uniti e Unione Europea.
Il potenziale del sottosuolo italiano
Con il crescente bipolarismo che caratterizza le relazioni internazionali e un alleato che sembra sempre più lontano, il tema delle materie prime critiche è sempre più centrale nell'agenda industriale italiana ed europea. Dalla istituzione del Fondo Real Asset a fine 2023, divenuto operativo negli scorsi giorni, dedicato allo sviluppo delle filiere strategiche e all'avvio delle attività previste dal Critical Raw Materials Act europeo, anche l'Italia sta rivalutando il proprio patrimonio minerario, con particolare attenzione ad alcune aree della Sardegna, del Piemonte e della Liguria, dove sono presenti siti storicamente interessati da attività estrattive e oggi oggetto di nuove campagne di prospezione. L'obiettivo è contribuire a ridurre la forte dipendenza europea dalle importazioni di materie prime critiche, indispensabili per la produzione di batterie, magneti permanenti, motori elettrici, turbine eoliche, semiconduttori e altre numerose tecnologie legate alla transizione energetica e digitale.







