Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIn genere le spie di cui abbiamo contezza girano in Aston-Martin, mai che si separino dalla valigetta accessoriata con ogni sorta di gadget mortale, bevono Martini agitati e non shakerati, si lanciano dagli aerei senza paracadute (e fai che ti fai se la cavano lo stesso) oppure vanno su come mosche lungo le pareti di vetro dei grattacieli di Dubai e salvano il mondo immancabilmente entro un paio d’ore o poco più dall’inizio del film.

Be’, il giornalista inglese (manco a dirlo) Charlie English, autore di questo imprescindibile e romanzesco Il Book Club della CIA, racconta la storia di un'altra scuola di spionaggio: i topi di biblioteca, gli editori sotto copertura e i lettori clandestini dell’Est europeo con licenza di leggere Orwell, oppure Bellow o Kundera, e al diavolo la censura (e il realismo) socialista.

A Langley, racconta English, l’operazione più esaltata dai veterani della guerra fredda rimane l’intervento della CIA in Afghanistan, dove l’Agenzia pompa con centinaia di milioni di dollari la guerriglia antisovietica (purtroppo con ricadute alla lunga non proprio esaltanti, tra cui una jihad tuttora in corso).