Attacchi satellitari, disinformazione, profilazione, uso dell’IA, le guerre non si fanno più senza il contributo fondamentale delle tecnologie digitali. Le guerre sono sempre state ibride, uomini e armi sul campo insieme a propaganda e disinformazione ma, come nella vita di tutti noi, la tecnologia ha cambiato la scala di tutto questo. E non solo nelle guerre guerreggiate. Lo scontro è diffuso su molti piani, i cyberattacchi colpiscono infrastrutture vitali, reti logistiche, sistemi finanziari. La digitalizzazione, che molti vantaggi porta con sé, è diventata anche un’arma, potente e sfuggente, immateriale, a-territoriale, che viene usata da stati e privati a volte più potenti degli stati stessi. La sovranità digitale è diventata così un fattore fondamentale non solo di competitività economica ma anche di sicurezza dei cittadini e di stabilità delle istituzioni. La concentrazione del potere informatico in un pugno di Paesi e di aziende è una realtà, ma non è possibile non impegnarsi a fondo per salvaguardare sicurezza e valori delle nostre comunità. Gli strumenti sono normativi ed economici. Gli investimenti necessari sono ineludibili ma enormi, quindi da fare insieme, in Europa e oltre, impegnandosi per evitare che l’evoluzione tecnologica diventi uno strumento per comprimere le nostre libertà.