Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiSi può educare senza dire mai porre divieti? E’ la domanda che torna al centro del dibattito dopo la decisione dell'Assemblea nazionale francese, sostenuta dal presidente Emmanuel Macron, di vietare l'accesso ai social network ai minori di 15 anni e dopo la scelta del governo italiano, con il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, di vietare l'uso degli smartphone in tutte le classi, anche per finalità didattiche. Le due misure nascono dalla constatazione, supportata da un’ampia casistica di ricerche scientifiche, dei danni che social, smartphone e in generale digitale stanno provocando sulla salute mentale e fisica dei giovanissimi, creando meccanismi di vera dipendenza, al pari degli stupefacenti.
Da una parte della sinistra e del mondo intellettuale è arrivata la solita obiezione: non si educa con i divieti, serve dialogo, serve educazione. All’interno dei nuovi programmi scolastici introdotti di recente proprio dal governo italiano vi è una particolare attenzione all’educazione a un utilizzo consapevole degli strumenti digitali, alla conoscenza dei rischi che l'abuso delle nuove tecnologie può comportare, sia per sé stessi sia per gli altri, e in generale alla cultura del rispetto, che purtroppo proprio sui social spesso viene meno.










