L'Editoriale

Sabato 25 Luglio 2026

ITALIA. Prima ancora di essere un imputato, un minore che sbaglia è un ragazzo/a che qualcuno — un educatore, un insegnante, un genitore — ha già incontrato, osservato, provato a capire. È da questo sguardo che nasce ogni giudizio serio sulla sua responsabilità.

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Ed è proprio questo sguardo che la riforma sull’imputabilità dei minori, appena approvata dal Consiglio dei ministri, rischia di svuotare. Sulla carta cambia poco: l’età resta ferma a 14 anni, le pene restano le stesse. Cambia il punto di partenza. Oggi il giudice deve accertare caso per caso se un ragazzo/a tra i 14 e i 18 anni sia davvero capace di intendere e di volere. Con la riforma questa capacità si presume da subito: sarà l’eventuale incapacità a dover essere dimostrata. Una parola sola — presunzione — sposta il baricentro dell’intera giustizia minorile.