Milano, 25 luglio 2026 – Prima il Festival internazionale del jazz a La Spezia, oggi il Castello Sforzesco di Milano: Achinoam Nini, conosciuta in tutto il mondo come Noa, continua la propria estate di concerti in Italia. Cantautrice, musicista e attivista: da sempre Noa porta sui palchi internazionali messaggi di pace e di fratellanza.
Noa, da tempo sei sia un’artista di fama sia un’attivista impegnata. Stiamo attraversando uno dei periodi più bui della scena internazionale degli ultimi decenni. Come stai vivendo questo momento?
"Vivo questo momento con un dolore immenso. A volte con disperazione, a volte con rabbia, a volte con incredulità. Guardo il mondo e mi chiedo: ‘Non abbiamo imparato nulla?’ Accadono tante cose inquietanti nel mondo di oggi, ma come israeliana, come ebrea, come essere umano, sono stata profondamente colpita dagli eventi del 7 ottobre e da tutto ciò che ne è seguito. Il massacro di innocenti, gli ostaggi, la distruzione di Gaza, l'uccisione di decine di migliaia di palestinesi, la sofferenza di bambini e famiglie: è quasi impossibile per il cuore contenere tanto dolore. E poi c'è la disumanizzazione. Questo, per me, è forse l'aspetto più spaventoso. La facilità con cui riduciamo gli esseri umani a categorie: israeliani, palestinesi, ebrei, arabi, sinistra, destra, nemici, traditori. La facilità con cui la compassione per una parte viene interpretata come tradimento dell'altra. Io rifiuto tutto questo. Mi rifiuto di cedere la mia umanità al linguaggio binario della guerra. La compassione non è neutralità. Rifiutarsi di odiare non significa rifiutarsi di prendere una posizione morale. Al contrario, credo che sia una delle posizioni morali più difficili da mantenere. Dunque sì, questo è un momento estremamente buio. Ma ho imparato che la speranza non è ottimismo. La speranza è una decisione, un verbo. E ogni mattina, a volte con grande fatica, cerco di prendere di nuovo quella decisione”.









