«Sostituire la paura con l’amore: è il cuore di tutto quello che faccio»: e per Noa non è solo questione di lotta contro le guerre. L’impegno per essere voce di pace è così strenuo che a volte si dà per scontato che quella sua voce è sublime, senza contare il suo talento di autrice. Certo, basta poco a ricordarlo: al Festival della Tv di Dogliani ha intonato Beautiful that Way, indimenticata colonna sonora della Vita è bella, e l’incantesimo ha incatenato il pubblico. Una magia che colpisce al cuore anche con l’ultimo album The Giver and the See, ribaltamento semantico di una frase, «From the River to the Sea», slogan politico riferito alla terra compresa tra il fiume Giordano e il Mediterraneo: invocazione all’autodeterminazione per i palestinesi, incitamento all’odio secondo gli israeliani. Noa parla di «giver», colui che dona e di «see», un luogo sicuro, dove trovare protezione. Come cambia il messaggio?«Quella frase è diventata tossica, simbolo di conflitto. Io la interpreto al contrario: dal fiume al mare tutti i bambini devono essere liberi, tutti devono poter vivere, condividere, avere diritti. È un messaggio chiaro, ma raccontato in modo delicato, annidato in ogni canzone, in ciascuna si troverà il fiume, il mare o entrambi».