«Tra il fiume e il mare c’è spazio per tutti». È l’immagine che resta alla fine dell’incontro con Noa ieri sera al Festival della Tv di Dogliani. Ma non è l’unica. L’artista israeliana attraversa temi che oggi sembrano impossibili da affrontare senza dividere: la guerra, Israele, la Palestina, le religioni, la politica, il ruolo degli artisti. Lo fa senza nascondere le proprie posizioni e senza cercare scorciatoie. Ma soprattutto lo fa insistendo su un principio fondamentale: il dialogo. Sono questi i dialoghi coraggiosi che il festival sta portando da venerdì a oggi sul palco. Accolta da Luca De Gennaro, Noa racconta il suo rapporto con l’Italia, «la mia seconda casa», e il senso del nuovo album The Giver and the Sea. Il titolo nasce da una risposta ideale allo slogan «From the river to the sea», che secondo l’artista, nelle sue letture più radicali, immagina una terra nella quale c’è posto per una sola parte. Lei propone l’opposto. «Tra il fiume e il mare c’è spazio per tutti», ripete. Due popoli, due nazioni, la stessa terra. Quando parla della situazione israeliana racconta il proprio impegno nelle manifestazioni contro il governo, contro la guerra e per la democrazia. «Esiste anche un’altra Israele», dice, spiegando che quella parte del Paese raramente trova spazio nel racconto internazionale. Per Noa, anche se “più elegante e gentile” anche la musica ha delle responsabilità. E quando De Gennaro cita Bruce Springsteen e le sue critiche a Donald Trump, la risposta arriva senza esitazioni: «Il ruolo dell’artista non è essere un follower ma essere un leader». Poi aggiunge che oggi ogni persona dispone degli strumenti per far sentire la propria voce e contribuire al cambiamento. La conversazione vira su Mira Awad, cantante palestinese con la quale lavora da oltre venticinque anni. Difendendo quella collaborazione, Noa finisce per raccontare una parte importante della propria idea di pace: non una parola astratta, ma persone che continuano a lavorare insieme anche quando tutto spinge nella direzione opposta. Lo stesso spirito ritorna quando presenta Reimagine Peace, il festival che si terrà a Firenze a luglio. L’idea, racconta, nasce dopo un concerto in cui vede seduti nelle prime file un rabbino, un imam e l’arcivescovo della città. Da quell’immagine prende forma il progetto di un luogo dove persone diverse possano incontrarsi attraverso musica, cinema, cultura e dialogo. Parlando dei leader religiosi, il pensiero corre a Papa Francesco, ricordato con affetto e gratitudine. «In nome di Dio solo amore», dice Noa. E aggiunge «Le persone che fanno la guerra sono molto ambiziose. Le persone della pace non devono essere timide». Chiude sulle note di Beautiful That Way, la canzone che milioni di italiani associano a La vita è bella. Insieme al pianista Ruslan Sirota, vincitore di Grammy Award e collaboratore del nuovo progetto discografico, Noa invita tutti ad accendere le luci dei telefoni. La piazza si illumina. Il pubblico canta con lei, in tutte le lingue proposte dall’artista, dall’inglese all’ebraico.