Critica apertamente il governo Netanyahu, denuncia gli algoritmi che alimentano rabbia e divisioni e invita gli artisti a non restare in silenzio. La cantante israeliana spiega perché oggi «dire pace è diventata una dichiarazione di sfida»

«Se non sai cosa dire, di’ pace»: in un tempo in cui il dibattito pubblico sembra dominato dagli estremismi, dalla rabbia e dalla polarizzazione, la cantante israeliana continua a difendere la possibilità di ascoltarsi per costruire la pace. Achinoam Nini, in arte Noa, ha 56 anni. Figlia di una famiglia ebrea yemenita – «quindi di sangue arabo», come sottolinea lei – è nata negli Stati Uniti e si è trasferita in Israele all’età di 17 anni, dove vive tuttora. Ha iniziato la sua carriera musicale a vent’anni insieme al chitarrista Gil Dor, con cui ha costruito un percorso artistico che l’ha portata a pubblicare numerosi album e a esibirsi in oltre cinquanta Paesi. Ha cantato al Concerto di Oslo che accompagnò gli storici accordi tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, assistendo poche ore dopo all’assassinio del premier israeliano; si è esibita in Vaticano per Giovanni Paolo II ed è la voce di Beautiful That Way, il brano simbolo de La vita è bella di Roberto Benigni. Nel suo percorso artistico e umano, la musica non è mai stata separata dall’impegno civile.