Egregio direttore, le scrivo qui per esprimere la mia piena solidarietà al sindaco Lepore. Organizzare una manifestazione pacifica per dire NO alla violenza era doveroso. L'altra manifestazione, che ha creato i noti disordini e che è da condannare, non ha nulla a che fare con quella organizzata dal sindaco. In quest'epoca reazionaria, in cui viene invocata a gran voce la legge del più forte o del più ricco, spesso addirittura legittimata da parti delle istituzioni, è assolutamente necessario che insorgano voci di dissenso che difendano i più deboli e gli emarginati, voci di dissenso che chiedano verità. C'è un'ombra oscura che incombe sulla civiltà occidentale, un humus culturale che rischia di riportarci indietro nel tempo, fino agli anni più bui vissuti dal nostro paese e che, grazie alla nostra costituzione, credevamo finiti per sempre. Ognuno di noi, credo, è chiamato ad una riflessione profonda. Alberto Bonanome
La riposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, ha ragione quando dice che siamo tutti chiamati a una riflessione profonda. Proprio per questo, mi permetto di suggerire anche a lei qualche riflessione. Prendendo le difese del sindaco di Bologna Lepore, lei scrive: «Organizzare una manifestazione pacifica per dire No alla violenza era doveroso». Ma, ammesso che ciò sia vero, le chiedo: di quale violenza stiamo parlando? C'è forse un'inchiesta che ha accertato che Fakir sia morto per un comportamento violento messo in atto dalle forze dell'ordine o da qualcun altro? C'è anche solo un video che prova senza ombra di dubbio tutto questo? Non mi pare. Anzi, siamo ancora lontani da una convincente ricostruzione dei fatti. E dunque contro chi o cosa si doveva manifestare? Al contrario: ci sono filmati e certificati ospedalieri che dimostrano come la città di Bologna, dopo la morte di Fakir, sia stata messa sotto scacco dalla guerriglia urbana scatenata da gruppi di estrema sinistra e che 68 poliziotti sono rimasti feriti in questi scontri. Questa è violenza certa e accertata. Forse se c'era una violenza contro cui manifestare e protestare era questa. Forse aveva un senso dire No a questi disordini e a chi li crea, invece di scendere in piazza per riflesso condizionato con l'evidente rischio (o obiettivo?) di gettare discredito sulle forze dell'ordine. O forse anche queste sono voci del dissenso e quindi hanno il diritto di incendiare, di mettere a ferro e fuoco le città e di urlare "assassini" ai poliziotti? Non credo che lei lo pensi. Se si è davvero contro la violenza, lo si deve essere sempre e lo si deve essere a ragion veduta. Viviamo un'epoca confusa, prima che reazionaria. E l'ombra oscura che incombe sulla civiltà occidentale è il risultato del prevalere di visioni manichee della realtà che si nutrono di pregiudizi e di contrapposti radicalismi. Il brodo di coltura ideale per gli estremismi. Dell'una e dell'altra parte.













