G. C.
Padova
Caro lettore, posso comprendere il suo stato d'animo e la sua rabbia, comune credo a tanti altri cittadini. Ma le faccio una domanda. Cosa significa: «Dare mano libera» alle forze dell'ordine? In una società democratica, carabinieri e polizia non possono avere «le mani libere», perché il loro compito è difendere la legalità, e quindi i loro comportamenti sono e devono essere vincolati al rispetto delle leggi e delle regole. Il tema della violenza politica è troppo complicato e delicato per essere affrontato a suon di slogan.
Alle forze dell'ordine non vanno dati più poteri, ma garantite più tutele nell'esercizio del loro lavoro (un vero ed efficace scudo penale, per esempio) oltre alla ragionevole certezza che il risultato del loro impegno (e delle botte prese) non venga vanificato da scarcerazioni immediate o da pene irrisorie che garantiscono l'immediata libertà d'azione ai manifestanti più facinorosi.
Ma c'è anche un altro aspetto che chi reclama «la linea dura» dovrebbe considerare. «Alzare il livello dello scontro», per usare un linguaggio da Anni di piombo, è esattamente l'obiettivo che spesso perseguono i professionisti del disordine e i registi delle violenze. Esasperare la conflittualità, rendere più incandescente il clima: questo è il terreno a loro più congeniale e anche quello in cui ritengono di poter ampliare la loro area di consenso. Per questo chi ha la gestione dell'ordine pubblico deve sempre muoversi con grande equilibrio su una delicata linea di confine: quella che passa tra la tutela dei diritti al dissenso e la repressione delle violenze.











