La sanzione inflitta a Big G è l’ultima goccia in un vaso già all’orlo. I rappresentanti americani si scagliano contro Bruxelles e chiedono una collaborazione diversa, basata sul rispetto reciproco e volta alla realizzazione di un futuro comune. Al momento infatti le idee collidono tra le due sponde dell’Atlantico

Non si placano le polemiche in seguito alla multa inflitta dall’Unione europea a Google. La società americana è stata sanzionata per 890 milioni di euro, una cifra che rappresenta la somma di due violazioni del Digital Markets Act. Rinnovando lo scontro tra le due sponde dell’Atlantico, che sulla tecnologia faticano ad intendersi.

Il primo a lamentarsi è l’ambasciatore americano presso l’Unione europea, Andrew Pudzer. La multa, scrive in un post su X, “è l’ultimo esempio di come Bruxelles utilizzi la regolamentazione come uno strumento grossolano contro l’innovazione americana. Basta così!”. Un messaggio durissimo, con tanto di avvertimento. “Pur sostenendo la leale concorrenza, questa sanzione attuale ai sensi del Digital Markets Act rischia di raffreddare proprio quella dinamicità che guida il progresso tecnologico e porta benefici agli utenti ovunque. Gli Stati Uniti rimangono impegnati per mercati aperti, stato di diritto e concorrenza autentica”. L’invito rivolto agli europei è dunque di “lavorare con noi in modo collaborativo su standard che favoriscano l’innovazione anziché proteggere i giocatori legacy o punire i leader di mercato semplicemente per essere efficaci. La leadership tecnologica americana – ricorda Pudzer – rafforza l’alleanza transatlantica. Manteniamola così”.