L’accordo sulla cooperazione nucleare civile fra Stati Uniti e Arabia Saudita appena annunciato ha creato un vespaio di polemiche. L’iniziativa ha un suo senso strategico per entrambe le parti, ma solleva serie preoccupazioni di proliferazione nucleare e di ulteriore "intrappolamento" americano nella geopolitica mediorientale e in particolare nella lotta a oltranza contro la Repubblica islamica dell’Iran.
Partiamo dai contenuti dell’accordo, senza dimenticare che in classico stile trumpiano si tratta di un testo ancora da definire nei dettagli. Per ora sappiamo che dovrebbe portare alla costruzione di due reattori nucleari in Arabia Saudita e fruttare miliardi di dollari in commesse all’industria nucleare americana, in particolare Westinghouse.
Il governo americano sembrerebbe disposto – anche se il condizionale resta d’obbligo, vista la limitata disponibilità di dettagli sull’intesa – a consentire all’Arabia Saudita di sviluppare, nell’ambito di un programma nucleare civile, capacità proprie di arricchimento dell’uranio. Si tratta di una questione estremamente sensibile perché l’arricchimento serve tanto a produrre combustibile per reattori quanto, se portato a livelli più elevati, materiale fissile per una testata.










