Mentre continua a sostenere la necessità di impedire all‘Iran di sviluppare capacità nucleari potenzialmente militari, l’amministrazione Trump apre all’Arabia Saudita. Stati Uniti e Regno hanno infatti firmato un nuovo accordo di cooperazione sul nucleare civile che potrebbe aprire la strada alla costruzione di un impianto di arricchimento dell’uranio sul territorio saudita. L’intesa con Riad ha colto di sorpresa il governo israeliano e aumentato la pressione su Benjamin Netanyahu, che appare sempre più emarginato dai piani di Trump per il Medio Oriente. Riad da anni cerca l’accesso alla tecnologia nucleare ma non è mai riuscita a ottenere il via libera americano. Joe Biden era aperto all’idea di siglare un accordo a patto che l’Arabia Saudita normalizzasse i rapporti con Israele, cosa che non è avvenuta. L’accordo messo a punto da Trump non include, secondo indiscrezioni, nessuna clausola simile, anche se il presidente da tempo è in pressing su Riad affinché aderisca agli accordi di Abramo.
L’intesa, firmata dal segretario all’Energia Chris Wright e dal ministro saudita dell’Energia Abdulaziz bin Salman, è un cosiddetto “123 agreement“, il quadro giuridico previsto dalla legge americana per consentire la cooperazione nucleare civile e l’esportazione di tecnologia statunitense. L’accordo dovrà ora essere esaminato dal Congresso e dovrebbe avere una durata di trent’anni. Stando al dipartimento dell’Energia degli Usa l’accordo “offre un ampio accesso alle aziende statunitensi nell’ambito del programma nucleare saudita, apportando benefici all’industria americana, ai lavoratori e alle catene di approvvigionamento, contribuendo al contempo a soddisfare il fabbisogno energetico dell’Arabia Saudita” e “consolida il vantaggio competitivo degli Stati Uniti nel settore delle tecnologie nucleari civili”. In base all’intesa, le aziende americane avranno infatti un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari in Arabia Saudita, escludendo così concorrenti stranieri quali Russia e Cina. Uno dei motivi dietro l’accordo sarebbe proprio la volontà degli Stati Uniti di isolare Mosca e Pechino, che avevano già espresso interesse per un’intesa.










