Chi vuole salvare, salvaguardare e rafforzare una “politica di centro”, un “progetto di centro” e una “cultura politica di centro”, questa volta non potrà guardare né alla destra populista, radicale e sovranista e né, soprattutto, ad una sinistra radicale, massimalista ed estremista. Dovrà solo e soltanto guardare al centro. L’intervento di Giorgio Merlo

Non è possibile fare alcun confronto concreto con il voto del 2022. E, come sempre capita da quando è decollata la cosiddetta seconda repubblica, le novità si moltiplicano ad ogni consultazione elettorale. Le minime percentuali di variazione dei partiti tra una elezione e l’altra che hanno caratterizzato la prima repubblica, sono sostanzialmente alle nostre spalle. Detto questo per onestà intellettuale e tornando all’oggi, non possiamo non evidenziare che c’è un aspetto che sovrasta tutti gli altri e che, di conseguenza, è destinato a segnare la prossima consultazione elettorale, quella che ci sarà l’anno prossimo. E il dato centrale è quella che si può tranquillamente definire come il tasso crescente di radicalismo e di estremismo dei due principali schieramenti. Coalizioni che ormai sono dominate dagli “opposti estremismi” o, con una terminologia ancora più precisa e contemporanea, attraversate dagli “opposti populismi”.