La prossima campagna elettorale potrebbe vedere tra i propri protagonisti diversi leader di partiti senza chance di vincere, e che useranno la libertà che questa posizione conferisce come punto di forza. La loro relativa debolezza elettorale può trasformarsi in forza comunicativa. Chi non deve conquistare il 42% può permettersi di parlare soltanto al proprio 5, 7 o 10 per cento, e soprattutto può parlare molto più forte.

A un lavoro di cucitura interno alle coalizioni per definire geometrie e perimetri, infatti, in questi ultimi mesi è corrisposto un lavoro ancor più incessante al di fuori delle alleanze. Le discussioni sulla nuova legge elettorale non hanno scoraggiato le forze al di fuori delle due fazioni, anzi: un po’ a sorpresa, i principali movimenti di questo periodo sono stati indipendenti dagli accordi.

Di Vannacci si è parlato molto: Futuro Nazionale non ha ancora definito se si alleerà o meno con le forze di governo. I futuristi si sono concentrati soprattutto su posizionamento e identità, scontrandosi in diverse occasioni con le forze di maggioranza, ma lasciando le porte aperte a una futura alleanza. Questo lavoro finora ha dato frutti che vanno ben oltre i dati dei sondaggi: il generale ha dettato l’agenda e ha intercettato il senso comune del Paese sui temi securitari, occupando uno spazio molto ambito.