Il governo ha scelto la linea dura e la repressione contro i minorenni, tagliando i fondi alla prevenzione e scaricando sui giovani le proprie carenze. Ma è davvero con il carcere che si ferma la violenza, o assumendosi la responsabilità di educarli con scuola e servizi sociali?
L'hanno chiamata "legge anti maranza". Non "legge per i giovani", non "piano di prevenzione": un'etichetta gergale, politica, per marchiare un’intera fascia d’età come nemico pubblico. Una legge che non parla di prevenzione né di adolescenza: parla di ordine pubblico. Sarà il quattordicenne a dover dimostrare di non essere pienamente capace di intendere e di volere. Non lo Stato a dimostrare di aver fatto tutto il possibile affinché non arrivasse davanti a un giudice.
Lo Stato non dovrà rispondere dell’assenza dell’educazione affettiva nelle scuole – l’Italia è tra i pochi Paesi europei a non renderla obbligatoria -, dei servizi sociali mancanti o dei quartieri lasciati al degrado. Si alza l’asticella della responsabilità del minore e si abbassa quella di chi governa. Il 23 luglio Giorgia Meloni la rivendica: "Chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni". Ma già oggi l’imputabilità scatta a 14 anni. La novità è un’altra. Come ha spiegato Carlo Nordio: "Abbiamo invertito l’onere della prova".











