La piena imputabilità a partire dai 14 anni è giusta. Mariastella Gelmini, senatrice e responsabile Enti locali di Noi moderati sostiene la norma varata dal governo «perché vedo l’emergenza: purtroppo è assolutamente in crescita la criminalità tra i minori, la violenza. È diventato quasi normale l’utilizzo dei coltelli. Ci sono luoghi che sono diventati ostaggio delle baby gang . E spesso i ragazzi – proprio perché non imputabili – vengono sfruttati dalla criminalità». E questa è la soluzione? «La proposta avanzata dal governo è un tassello, lo ha chiarito Giorgia Meloni. La norma da sola non risolve, ma non si può far finta di niente e non si può dare per scontato che un ragazzo tra i 14 e i 18 anni sia incapace di intendere e di volere. La proposta determina un’inversione dell’onere della prova, con la nuova norma scatta una presunzione di responsabilità, ma tutto è soggetto alla valutazione del giudice, che può ritenere che un ragazzo, nel caso specifico, sia stato incapace di intendere e di volere». Ma così si va contro l’evidenza scientifica, per gli psichiatri un 15enne non è maturo sul piano psico-emotivo... «Non sono adulti, però penso che un ragazzo tra i 14 e i 18 anni abbia consapevolezza di quello che fa quando commette una violenza o usa il coltello. Il vero rischio è di abituarli a comportamenti che poi – a 18 anni – sono diventati usuali e non più recuperabili. Non mi pare che l’attuale stato delle cose abbia aiutato i ragazzi. E poi dobbiamo proteggere anche gli altri ragazzi, che subiscono le loro violenze. La sinistra dice: la soluzione non è il carcere. Ma come giustamente dice don Patriciello “tra il carcere e la libertà assoluta ci sono tante sfumature” . Dobbiamo responsabilizzare i ragazzi, far capire che quei comportamenti non sono tollerati». In realtà non è vero che ora i minori restino impuniti, per i reati gravi il giudice sceglie solitamente il carcere. «Sono eccezioni, nella maggior parte dei casi passa un messaggio di tolleranza. Come Noi moderati siamo molto attenti alla questione dell’educazione, al supporto alle famiglie, alla prevenzione, stiamo facendo un lavoro nelle scuole sul disagio giovanile, sugli oratori. Per questo chiediamo di ricostruire le comunità educanti. Ma bisogna che chi compie un reato sia punito, sempre fatta salva la valutazione del giudice. Non è che questo governo punti solo sulla repressione. Ma questo fenomeno fino a 10 anni fa non esisteva, qualcosa va fatto». Appunto, non c’è il rischio che sia una norma-slogan fatta solo per perché “qualcosa va fatto”, magari mettendo nel mirino i “maranza” ? «È chiaro che ogni volta che si procede con una modifica penale c’è sempre il tentativo di semplificare e riassumere in uno slogan il senso di quella norma. Ma qui si parte da quello che sta accadendo nelle città. Molte volte questi ragazzi sono italiani, immigrati di seconda o terza generazione, ma con carta d’identità italiana. È malizioso dire che è contro gli immigrati». Per le Camere penali ci sono dubbi di costituzionalità. «Rispetto la loro posizione, si valuterà, ma ci vedo molto di politico, siamo vicini alla campagna elettorale. Questo provvedimento responsabilizza i ragazzi e li tutela dallo sfruttamento».
Gelmini: “Baby gang, è un’emergenza e va affrontata”
La senatrice di Noi moderati: «Non è repressione, ma i ragazzi devono essere responsabilizzati»










