Carolina Lussana

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Sono madre di due ragazzi adolescenti. Come molti genitori, ho seguito con attenzione il dibattito che si è sviluppato intorno all’ultimo ddl Sicurezza che ha introdotto norme più severe contro la criminalità minorile e le baby gang, modificando l’imputabilità tra i 14 e i 18 anni. Ho letto commenti di ogni genere: c’è chi lo considera un provvedimento necessario, chi invece teme un eccesso di repressione.

Voglio condividere una riflessione frutto della mia esperienza di madre e di ex deputato che in passato ha avuto modo di occuparsi di tali tematiche. Mi ha molto colpito un recente sondaggio secondo cui l’86% dei giovani si è dichiarato favorevole alle nuove misure. Confesso che non me lo sarei aspettato. Siamo abituati a immaginare le nuove generazioni diffidenti a ogni forma di controllo. Evidentemente la realtà è diversa. Anche i miei figli, parlando di questo provvedimento, hanno detto di condividerne l’impostazione. Non perché desiderino uno Stato più severo o una società più repressiva, ma molto più semplicemente perché vorrebbero poter vivere gli spazi pubblici, soprattutto nei grandi centri urbani, con maggiore serenità. Credo che noi adulti dovremmo riflettere su questo dato. Quando una percentuale così elevata di ragazzi chiede maggiore sicurezza, forse sta reclamando più libertà e non più autorità. Libertà di uscire la sera senza il timore di imbattersi in gruppi violenti o di frequentare un locale, una piazza, senza che pochi individui finiscano per condizionarli.