Un paradosso istituzionale e giudiziario segna una delle indagini più sensibili degli ultimi mesi: quando il Parlamento chiude la porta principale per tutelare un suo esponente, l’inchiesta rientra dalla finestra, offerta dalla difesa. Al centro, il caso della “Bisteccheria d’Italia” e i rapporti, tutt’altro che lineari, tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (non indagato) e il ristoratore romano Mauro Caroccia.

Mentre la Camera dei Deputati si accinge a blindare gli scambi tra i due, negandone l’acquisizione alla magistratura, quelle stesse conversazioni sono approdate sulla scrivania della Procura di Roma. Non per un provvedimento giudiziario, ma per una scelta strategica della difesa: il 24 luglio 2026 l’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Caroccia, ha depositato una memoria contenente integralmente le chat intercorse tra il suo assistito e l’ex sottosegretario.

Il braccio di ferro istituzionale era esploso due giorni prima: il 22 luglio 2026 la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio aveva respinto — con la maggioranza di centrodestra compatta e il centrosinistra contrario — la richiesta dei pm romani di acquisire i messaggi. La relazione del deputato forzista Pietro Pittalis indicava tre criticità: un’istanza ritenuta troppo generica, priva di limiti temporali e sprovvista della dimostrazione che non esistessero strumenti investigativi meno invasivi.