Si profila un nuovo, acceso braccio di ferro tra magistratura e politica attorno alle indagini che lambiscono Andrea Delmastro. Al centro del contendere c’è l’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia”, che coinvolge il ristoratore Andrea Caroccia, recentemente condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con la grave aggravante dell’agevolazione al clan camorristico dei Senese.
Nelle ultime ore, la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio ha respinto la richiesta dei pm della Procura di Roma di acquisire le conversazioni intercorse tra Caroccia e l’ex sottosegretario Delmastro, che, va precisato, non risulta indagato. Di fronte al diniego parlamentare, la Procura capitolina sta valutando di sollevare un conflitto di attribuzione contro la Camera dei Deputati davanti alla Corte costituzionale. La decisione definitiva dipenderà dall’esito del voto in Aula, calendarizzato per il 30 luglio.
Il clima politico, già incandescente, si carica di ulteriori tensioni: il presidente della Giunta, Devis Dori, ha annunciato la presenza di un relatore di minoranza in Aula, come richiesto dalle opposizioni. Lo scontro tra gli schieramenti è frontale. Giuseppe Conte, leader del M5s, ha attaccato duramente il centrodestra, accusandolo di aver votato compatto in Giunta per fare da “scudo” a Delmastro e, così facendo, di ostacolare un’indagine cruciale su un clan mafioso negando l’accesso a chat ritenute dai magistrati essenziali.














