La Gen Z non è solo ansiosa: tra clima, guerra e lavoro precario, cresce con un futuro già pieno di crepe

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La paura ha dati molto normaliClima e guerra entrano in cameraIl futuro promesso male

Basta ascoltare una conversazione fuori da una scuola, in metropolitana, davanti a un’università, per accorgersi che la leggerezza dei diciotto anni oggi ha un rumore diverso. C’è chi parla di concorsi già saturi prima ancora di provarci, chi immagina l’estero come piano B con la stessa naturalezza con cui un tempo si sceglieva una facoltà, chi apre il telefono e trova nello stesso schermo una guerra, un’alluvione, una nuova crisi dei prezzi, un politico che promette futuro con la faccia di chi sta vendendo un divano in saldo. La Gen Z cresce dentro questa miscela. Poi arriva il commento adulto: sono fragili, ansiosi, disillusi. Forse la parola più precisa è un’altra: sono svegli. E spesso molto stanchi.