Il Salary Cap è una realtà in Serie C e impone nuovi limiti alla spesa per gli stipendi. Le società devono rispettare un equilibrio tra costi e ricavi, con effetti destinati a cambiare profondamente il mercato e la costruzione delle rose.

Gianfranco Zola, vice presidente della Serie C, e Matteo Marani, presidente della Lega Italiana Calcio Professionistico (Serie C).

Il Salary Cap è entrato ufficialmente in vigore in Serie C e rappresenta una delle novità più importanti degli ultimi anni per il calcio professionistico italiano per la stagione 2026-2027.

Dopo una stagione di sperimentazione, il nuovo sistema è ora pienamente operativo e introduce regole precise sulla gestione del monte ingaggi, con l'obiettivo di rendere il campionato più sostenibile dal punto di vista economico. Come funziona il Salary Cap: i nuovi limiti alla spesa Il principio è semplice: ogni società può destinare agli stipendi dei calciatori e agli altri compensi un importo non superiore al 50% del proprio Valore della Produzione, cioè dei ricavi certificati a bilancio: dalla stagione 2027/28 il limite sarà ulteriormente ridotto al 45%, rendendo ancora più stringenti i parametri economici.

Per la stagione 2026/27 il riferimento è il bilancio chiuso al 30 giugno 2026, che determina la capacità di spesa del club per l'intera annata sportiva. Nel Valore della Produzione rientrano gli incassi da botteghino, gli abbonamenti, le sponsorizzazioni, i diritti televisivi, i ricavi commerciali e tutte le altre principali entrate previste dal bilancio.