Una pentola che bolle dal basso. Un enorme amplificatore climatico. È così che gli scienziati descrivono il super El Niño: il fenomeno che potrebbe influenzare il clima globale nei prossimi mesi. Le previsioni dei principali centri meteorologici convergono: l’inverno 2026-2027 potrebbe essere segnato da uno degli eventi di El Niño più intensi mai osservati, il più potente degli ultimi 150 anni. E gli effetti potrebbero andare ben oltre il meteo, con conseguenze su agricoltura, disponibilità di acqua, eventi climatici estremi e aumento dei prezzi di alcuni alimenti. In questo senso, El Niño riguarda il mondo intero e ci ricorda che il sistema climatico terrestre è profondamente interconnesso.
Che cos’è El Niño?
Partiamo dalle basi. El Niño è un fenomeno climatico naturale che si ripete ogni tre-sette anni e nasce nell’Oceano Pacifico equatoriale. Il nome, che in spagnolo significa “il bambino” (un riferimento a Gesù Bambino), fu coniato secoli fa dai pescatori peruviani perché il fenomeno si manifesta tipicamente intorno al periodo di Natale. Normalmente i venti alisei soffiano da est a ovest lungo l’equatore, spingendo le acque calde superficiali verso l’Asia e l’Australia, mentre lungo le coste sudamericane risalgono acque fredde e ricche di nutrienti. Quando questi venti si indeboliscono, l’equilibrio si rompe: le acque calde restano bloccate nel Pacifico orientale, la risalita di acqua fredda si interrompe, e la temperatura del mare può salire anche di 3 gradi su aree vastissime, con effetti a catena su tutto il pianeta.









