Con “Tecnopolitica. Come la tecnologia ci rende soldati” (Add Editore) aveva dimostrato che intelligenza artificiale, Neuralink e controllo satellitare sono le armi di Big Tech per ridefinire la parola Stato. Asma Mhalla, studiosa di origine tunisina cresciuta a Parigi, esperta di geopolitica della tecnologia, docente all'École Polytechnique e a Sciences Po, va al cuore del nuovo sistema totalitario. E affida al saggio “Resistere ai tempi oscuri” (Einaudi, traduzione di Christian Delorenzo) la sua lucida, disarmante disamina del tempo in cui viviamo: “Guardatevi attorno. Non avete la vaga impressione di vivere un momento di dissociazione collettiva? Vediamo che tutto sta crollando, eppure andiamo avanti come se niente fosse. Questa non è una crisi della democrazia ma lo smottamento verso un nuovo regime”: tecnocrati inseriti nel gioco democratico senza dipendere da alcuna elezione o legittimità popolare.Riconoscibili e incontestabili gli effetti di questa élite globale che detiene le ipertecnologie dell’attenzione: uno scarto tra realtà e apparenza orientato in modo invisibile; un’iperaccelerazione – come un tasto di avanzamento rapido perennemente premuto – dentro cui opera un nuovo darwinismo sociale. Mentre un’alleanza si fa più stretta: tra padroni della Silicon Valley, razzisti portatori di rabbia e neoreazionari nostalgici. Mhalla passa in rassegna questa nuova arena del potere riallacciando il presente alle trame delle storie cyberpunk, da “Neuromante” di William Gibson a “Gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick, e naturalmente da “1984” di Orwell a “Il mondo nuovo” di Huxley. Non per annunciare che la Storia si ripete, nessuno storico serio lo dirà mai. Ma proponendo una reazione “di riparazione”, non di “restaurazione”. Come nota Albert Camus, in esergo del libro, «Non si scrive per dire che tutto è spacciato. In tal caso, si tace». E Asma Mhalla esamina, critica, condanna, non per concludere che tutto è perduto, ma per esortare a una “nuova età civile”: con un popolo che si informa, valuta, decide. E rivendica la sua sovranità intellettuale.