Non si può evitare di mettere in campo oggi il nuovo libro di Asma Mhalla, appena stampato da Einaudi, dal titolo più che allarmante, quasi una pressante invocazione a Resistere ai tempi oscuri, dotato di un angosciante sottotitolo Il nuovo sistema totalitario. In realtà il libro uscito in Francia per le Edizioni Seuil nasceva con il titolo Cyberpunk. Le nouveau système totalitaire. La sostituzione non è da poco. Significa in fondo che la profezia fantascientifica, Gibson, Dick, i profeti adempiuti, cioè quelli le cui profezie si sono davvero già realizzate, vengono da noi sostituite con imperativi civili. Asma Mhalla, specialista di politica e geopolitica della tecnologia, fa parte del Laboratoire d’Anthropologie Politique dell’EHESS/CNRS e insegna alla Columbia University, ha forgiato il sintagma del Léviathan a due teste: Big Tech e Big State, non visti però come nemici e rivali ma come complici strutturali e simbiotici nel controllo. La quarta di copertina sintetizza in maniera tanto efficace quanto drammatica i temi che costruiscono il libro: ipermodernità urbana, mondo in multicrisi, onnipresenza delle interfacce, tecnologie di controllo camuffate in nome della sicurezza, senso di solitudine, saturazione cognitiva. Dice anche «Byung-Chul Han incontra Mark Fisher in questo fondamentale manuale di lotta cognitiva». In realtà non cita né Han né Fisher, ma in profondo il libro ha da fare con i due filosofi quando enuncia con coraggio - scoprendo il tema cardine del volume - nel dire che: «Questa non è una crisi della democrazia, ma lo smottamento verso un nuovo regime». Le crisi - si sa - possono ammettere una guarigione, lo smottamento è invece una modificazione radicale del territorio senza possibilità di ritorno. È il regime che Mhalla descrive col nome di Diléviathan in cui Trump ha il ruolo dello showman e Musk quello di ingegnere del codice, identici nella funzione che non governa ma programma e, pur non impedendoci di pensare, ci tiene talmente occupati finché non sapremo più come e cosa fare. Fluxocrazia come forma di governo, l’État-flux come architettura del potere, insignificante sui temi sociali, totale nel controllo.