Anche la seconda guerra tra Usa e Iran assume sempre più i connotati di una débâcle per Donald Trump. Non solo è stata iniziata senza apparenti vantaggi per Washington, se non quello di sottostare alle richieste dell’alleato israeliano, ma, secondo quanto scrive il Wall Street Journal, non ha portato nemmeno risultati concreti. Se la cosiddetta Guerra dei 12 giorni del giugno 2025 avrebbe dovuto smantellare il programma nucleare iraniano, obiettivo poi fallito per stessa ammissione degli Usa, quella iniziata il 28 febbraio 2026 aveva come intento dichiarato quello di colpire nuovamente le infrastrutture per l’arricchimento dell’uranio e, in aggiunta, mettere fine allo sviluppo del dei missili degli ayatollah. Risultato, secondo il quotidiano finanziario statunitense: a quattro mesi dall’inizio delle ostilità, Teheran ha ricostruito rapidamente le infrastrutture danneggiate dai raid di Usa e Israele, dalle basi missilistiche nelle profondità delle montagne a ponti, porti e impianti di produzione.

Se confermate, le informazioni raccolte dai reporter americani e basate su testimonianze di funzionari israeliani, occidentali e su un’analisi delle immagini satellitari dimostrerebbero che la campagna militare intrapresa dal presidente americano è stata un fallimento su tutta la linea. Non solo, quindi, l’offensiva ha avuto il demerito di provocare la chiusura, prima, dello Stretto di Hormuz e, adesso, anche di quello di Bab el Mandeb, innescando una crisi energetica globale e creando un pericoloso precedente che consegna un’arma potentissima nelle mani dell’Iran, ma non ha portato, evidentemente, alcun vantaggio strategico-militare o nel campo della sicurezza.