Doveva essere, per la presidenza Trump, una nuova fase della guerra per soggiogare l’Iran: il passaggio dallo scontro militare a un’offensiva economica senza precedenti, che alla fine avrebbe ottenuto quello che oltre quattro decenni di sanzioni e due guerre in meno di un anno non erano riusciti a fare. E invece ci risiamo: nella notte tra il 30 e il 31 agosto gli USA hanno attaccato strutture missilistiche sull’isola iraniana di Larak, nello Stretto di Hormuz, e Teheran ha risposto colpendo basi americane in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. Nei due attacchi sulle strutture missilistiche di Larak vi sarebbero stati morti e feriti tra i militari e civili - gli ennesimi per l’Iran, che nella seconda guerra ha contato almeno 3500 vittime, fra cui oltre mille civili - mentre una petroliera ha preso fuoco dopo aver urtato – hanno riferito i Guardiani della rivoluzione – due mine navali. A motivare l’azione statunitense sarebbe stato proprio l’intento dei Pasdaran di posizionare nuove mine nello Stretto – secondo gli USA già interamente sminato dalle proprie forze, circostanza smentita da Teheran -, per rafforzare il controllo iraniano sui traffici navali nella strategica via d’acqua.