La cucina della tradizione con le sue tracce di un tempo che fu accende i ricordi ma soprattutto rivive ogni volta che una ricetta si trasforma in piatto: l’insalata di pesce con l’anguria

Quanti eravamo nella Fiat Cinquecento del nostro unico amico che la possedeva? Uno sull’altro con il più grasso seduto, comodo, accanto al guidatore. Si faceva la colletta per la benzina calcolata all’ultima goccia per il viaggio di andata e ritorno fino al Lido a noi più vicino. Trenta chilometri o poco meno la distanza media dal mare. Partivamo la mattina e tornavamo la notte. Ciascuno si portava i panini, uno a pranzo e l’altro a cena. Compresa una camicia di ricambio e l’unico pantalone di jeans posseduto. Quelle poche volte che riuscivamo a prendere un ombrellone era per tutto il gruppo. Sdraiati sulla sabbia a prendere il sole e a fine estate il colore della nostra pelle era “nero assoluto”. Mai una sdraio.

Se qualcuno prendeva un gelato ne avanzava sempre un po’ perché se ne potesse fare un assaggio. Eravamo capaci di non sprecare neanche un solo attimo della nostra estate e nel prendere la vita a morsi. Perché queste erano le nostre vacanze di studenti liceali.Normalmente c’era una fidanzatina e le passeggiate di sera in riva al mare, mano nella mano, qualche volta una carezza o un bacio, era la felicità assoluta. Quando si faceva tardi al massimo era mezzanotte. Seguiva il ritorno a casa e chi guidava la macchina poteva farlo a occhi chiusi perché la strada era conosciuta metro dopo metro, curva dopo curva. Compresi i tratti nei quali si poteva andare a folle per risparmiare un po’ di benzina.