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Anna Fregonara

Limitare le carni rosse e quelle lavorate fa sentire i suoi benefici sul rischio cardiovascolare e oncologico. Per la salute le scelte devono mirare all'equilibrio e anche gli sportivi non devono eccedere: non serve

In uno studio del 2024 pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention i ricercatori, analizzando un campione di oltre 69 mila persone, hanno osservato che le diete ricche di carne rossa erano associate a un aumento del rischio di tumore del colon-retto del 30 per cento e quelle ricche di carne lavorata a un incremento del 40 per cento.

Rischio cancro Già nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha inserito le carni lavorate nel gruppo 1, quello delle sostanze per cui esistono prove certe di un legame con il cancro nell’uomo mentre la carne rossa è classificata come «probabilmente cancerogena» (gruppo 2A). «A pesare sul rischio oncologico è il fatto di privilegiare le fonti animali rispetto a quelle vegetali», spiega Mattia Garutti, oncologo e nutrizionista al Cro (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano. «Sappiamo che le carni rosse e, ancora di più, quelle lavorate, comprese quelle magre, lo possono aumentare. È un punto importante, perché in Italia una parte della popolazione, soprattutto tra i giovani, ne consuma parecchie. Se mangiate in eccesso e per periodi prolungati possono incrementare il rischio di tumori gastrointestinali. Al contrario, il consumo di alimenti vegetali contenenti proteine, come legumi cereali integrali, frutta secca e i semi oleosi, è associato a un rischio inferiore».