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Nicolò Amato

A cinque anni dalla scomparsa, la figura del magistrato messinese Nicolò Amato (1933-2021), autentica eccellenza peloritana, è stata commemorata con l’intitolazione, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, dell’aula magna della Scuola di formazione del personale penitenziario “Giovanni Falcone” di Roma. Alla cerimonia erano presenti anche il sottosegretario Alfredo Mantovano, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele, il cardinale Baldo Reina e il figlio del magistrato, Giuseppe Amato, procuratore generale alla Corte d’appello di Roma. Un momento davvero significativo per commemorare Nicolò Amato, figlio del noto matematico Giuseppe Amato (autore dei memorabili manuali “Aritmetica e geometria pratica”), formatosi al liceo Maurolico di Messina, nella città fervida del secondo dopoguerra caratterizzata dalla storica Scuola giuridica messinese.

Entrato in magistratura nel 1958, fu pubblico ministero in Procura a Roma e dirigente delle carceri al Mistero della Giustizia, oltre che stimato avvocato. Come pm si occupò di indagini storiche, tra cui le inchieste sui nuclei armati proletari, sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II e sul “caso Moro”.