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Oggi l'Italia ricorderà, come sempre, Paolo Borsellino ed i suoi 5 angeli custodi, la sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Fabio Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. Il più giovane aveva solo 22 anni. Fatti a pezzi nell’inferno di via D’Amelio.

A volte sembrano retorica e sinanche ipocrisia quelle celebrazioni, quando si vuole dimenticare il clima vissuto da Giovanni Falcone prima e da Paolo Borsellino in quei cinquantasette giorni che separarono le due stragi più drammatiche della nostra storia. Una storia che soprattutto «i giovani devono avere la possibilità di conoscere da testimoni credibili». Il monito di Lucia Borsellino, la figlia di Paolo chiamata due giorni fa a Palermo a ricordare suo padre. E chi sono i testimoni credibili? Perché c'è una frase che Giovanni Falcone sembra aver voluto lasciare ai posteri, ma che oggi conserva una straordinaria attualità, Proprio perché non è servita a nulla. Nel pieno delle polemiche che lo investivano, rispondendo alle accuse e alle insinuazioni rivoltegli pubblicamente di Leoluca Orlando e che gli costarono persino un procedimento davanti al CSM ammonì: «La cultura del sospetto non è l'anticamera della verità, ma l’anticamera del komeinismo». Era il grido di un magistrato davvero indipendente, che vedeva pericolosamente sostituire il metodo della prova con quello dell'insinuazione.