ROVIGO - Meno sforamenti e concentrazioni medie in calo, ma un traguardo ancora lontano se si guarda agli obiettivi europei e alle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità. È il quadro che emerge per Rovigo dai dati 2025 del report nazionale di Legambiente "Mal'Aria di città", elaborati sulla base delle rilevazioni Arpav, che certificano un miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma confermano la persistente fragilità della qualità dell'aria nel capoluogo polesano.
I DATI Nel 2025 Rovigo ha registrato 37 superamenti del limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo di Pm 10, le famose "polveri sottili", a fronte dei 57 del 2024, con una concentrazione media annuale pari a 27 µg/mc. Un dato in diminuzione che consolida un trend positivo avviato negli ultimi anni. Nel 2023 gli sforamenti erano stati 55 con una media annuale di 30 µg/mc, nel 2022 65 con 32, nel 2021 53 con 30, nel 2020 83 con 34, nel 2019 69 con 34 microgrammi per metro cubo.IL TREND Il calo è evidente, ma non sufficiente a riportare Rovigo stabilmente sotto i limiti di legge: anche nel 2025 il numero di giorni oltre soglia ha superato il tetto massimo di 35 superamenti annui, collocando la città tra quelle venete ancora fuori norma, insieme a Verona e Venezia. Padova, Treviso e Vicenza, invece, rientrano nei limiti per la prima volta da oltre vent'anni, mentre Belluno conferma una qualità dell'aria migliore anche grazie alla sua posizione geografica. Se i dati risultano compatibili con l'attuale normativa, il quadro cambia radicalmente guardando ai limiti fissati dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell'aria, che entrerà in vigore dal 2030.Le medie annuali 2025 indicano per Rovigo 27 µg/mc di Pm 10, 21 di Pm 2.5 e 20 di biossido di azoto. Valori che, se i nuovi parametri fossero già applicati, renderebbero il capoluogo polesano fuori norma soprattutto per le polveri sottili più fini, quelle da 2.5. Secondo le stime contenute nel report, per rientrare nei limiti europei al 2030 sarebbe necessaria una riduzione del 25 per cento del Pm 10 e addirittura del 53 per cento del Pm 2.5. L'INIZIO DEL 2026 A ricordare quanto la situazione resti esposta a rapide inversioni di tendenza è anche l'avvio di quest'anno, partito con dati nuovamente critici. Il mese di gennaio ha segnato un peggioramento della qualità dell'aria in Polesine, favorito dal freddo e dalle nebbie persistenti che hanno determinato il ristagno degli inquinanti. Fino al 25 gennaio, a Rovigo si contavano 14 superamenti nella centralina di ponte Marabin e 12 a Borsea, mentre il dato più elevato è stato registrato a Badia Polesine con 15 sforamenti. Ad Adria i giorni oltre il limite sono stati dieci. Numeri che riportano l'attenzione sulla natura strutturale del problema. Nei giorni successivi, fino a ieri, la situazione è migliorata, complice il maltempo, tanto che in due settimane si è aggiunto solo uno sforamento per centralina. IL COMMENTO «I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti», sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. «È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il Governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi». Per Legambiente, il miglioramento della qualità dell'aria non può prescindere da interventi strutturali e continui. «Per ottenere aria pulita per il Veneto è necessario proseguire con interventi strutturali nei diversi ambiti responsabili delle emissioni inquinanti», afferma Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, indicando in particolare mobilità, riscaldamento domestico e settore agro-zootecnico come nodi centrali. Un quadro che, alla luce dei dati di Rovigo, conferma come il percorso verso un'aria più salubre sia avviato, ma ancora lontano dal traguardo.










