L’intervista di Elly Schlein al direttore del Foglio, quindi a un interlocutore fieramente filo Ucraina, avrebbe dovuto rassicurare i tanti interlocutori d’area liberal non particolarmente entusiasti dalla direzione intrapresa della coalizione di centrosinistra sulla questione della guerra russa in Europa.
Schlein ha detto chiaramente al Foglio che il Pd sta con l’Ucraina e che continuerà a sostenere gli ucraini con «tutti i mezzi necessari». Perfetto, se solo Schlein si fosse fermata a queste poche e precise parole.
Invece, Schlein ha ulteriormente approfondito la sua linea, a cominciare dal riconoscimento politico delle diverse posizioni nell’alleanza di centrosinistra sull’Ucraina. Non sono questioni bagatellari, perché il principale alleato di Schlein, i Cinquestelle, è appiattito sulle posizioni di Mosca, mentre l’altro, Avs, ha sempre votato contro gli aiuti all’Ucraina ed è contrario all’idea che l’Europa si metta nel condizioni di difendersi dalla minaccia russa.
La differenza politica sull’Ucraina e sull’Europa tra gli alleati di centrosinistra non è esattamente quella che lei e Conte potrebbero avere sul colore delle tende da cambiare a Palazzo Chigi in caso di vittoria alle prossime elezioni.










