"Sull'Ucraina Elly Schlein ha riconfermato le posizioni che il Pd porta avanti da tempo". Così al Foglio il senatore dem Alessandro Alfieri, commentando l'intervista rilasciata a questo giornale dalla segretaria del Pd la scorsa settimana. La sua apertura al nucleare, il supporto convinto a Kyiv e le posizioni sulla difesa hanno calamitato reazioni tanto benevole (dai riformisti del Pd ma anche da membri della maggioranza) quanto negative. Specialmente da organi di stampa più a sinistra e con posizioni meno orientate al sostegno ucraino. E nella settimana in cui alla Camera si ritorna a parlare di missioni internazionali, i dossier di politica estera ancora aperti assumono un'importanza maggiore."Noi siamo stati i primi a sostenere l'Ucraina senza tentennamenti e l'abbiamo fatto ben sapendo che era l'unico modo per mettere il sacrosanto diritto alla legittima difesa del popolo ucraino barbaramente aggredito dai russi, anche con aiuti militari. E continuiamo a farlo", dice Alfieri, che ribadisce il suo giudizio favorevole sul fondo Safe sulla difesa, il programma di prestiti agevolati con cui l’Ue aiuta gli stati membri a sostenere spese militari per 150 miliardi di euro. "Non siamo contrari. In tutte le risoluzioni, sia a livello europeo che in Italia, abbiamo sempre dato parere positivo. Noi sosteniamo che bisogna fare gli investimenti necessari spingendo all'economia di scala, all'interoperabilità, e questo lo fai mettendo insieme le industrie della Difesa europea, facendo lavorare insieme i governi europei, e non spendendo solo a livello nazionale". Per Alfieri, "la Difesa europea non si fa se si continuano ad aumentare i finanziamenti nazionali senza coordinarli, senza utilizzare programmi comunitari che aiutano a collaborare, a costruire un percorso di integrazione". Posizione in linea con quanto detto da Schlein a questo giornale ("Serve spendere in modo più coordinato a livello europeo e serve farlo con maggiore efficienza rispetto a oggi. Solo questo aumenta la deterrenza"), ma esattamente all'opposto del convinto "no" ai fondi Safe pronunciato sempre parlando con il Foglio da Angelo Bonelli, co-fondatore di Avs e pezzo portante del campo largo. Il senatore dem la prende con filosofia: "Con gli alleati siamo d'accordo sul 90 per cento delle cose da fare sull'agenda economica e sociale. Sul tema del sostegno all'Ucraina e su quello degli investimenti nella difesa ci sono delle sensibilità diverse, ma io non sono pessimista", prosegue, dicendosi fiducioso che "si possano trovare in ambito europeo dei punti di sintesi. Dopodiché non si può andare d'accordo su tutto al 100 per cento, perché saremmo dentro lo stesso partito". Del resto, se le divergenze nel centrosinistra non fossero risolvibili "staremmo ripresentando il modello del 2022", con Pd da un lato e M5s dall'altro. "È stato un grave errore, e chi promuovesse quel modello si dovrebbe prendere la responsabilità di lasciare al paese altri cinque anni la guida del governo alla destra, che tra l'altro adesso annovera anche Vannacci".Da qui, un appello: "Serve responsabilità e generosità da parte di tutti gli attori". E sarà forse stata la generosità a spingere Schlein ad aprirsi a nuovi ingressi nel fronte progressista. Carlo Calenda su tutti. "Noi non abbiamo mai posto veti – dice Alfieri –. Troviamoci, misuriamoci sui progetti, sui programmi, sulla costruzione di un'alternativa. Abbiamo ancora qualche mese, io voglio essere fiducioso". Fiducia a parte, per Alfieri la segretaria dem, con le sue posizioni su Kyiv e difesa, lancia un messaggio preciso a M5s e Avs: "Il Pd è consapevole delle enormi sfide a livello internazionale, e se l'Europa vuole giocare un ruolo nelle crisi internazionali e non limitarsi a dire la solita frasetta alla fine dei Consigli europei, cioè che l'Europa è profondamente preoccupata, è chiaro che deve in qualche modo fare un salto di qualità". Cioè? "Costruire una politica estera e una difesa comune, almeno con chi ci sta, come fu fatto per l'euro e per Schengen. Per farlo serve superare l'unanimità, serve provare a spendere insieme con programmi comunitari per rafforzare la difesa comune. Sulla politica estera probabilmente non si conquistano grandi consensi, ma sicuramente se non si fanno le scelte giuste si perde la credibilità".
Alfieri (Pd): "Bene Schlein su Kyiv e difesa. M5s e Avs? Serve responsabilità"
"Con gli alleati siamo d'accordo al 90 per cento. Sul tema del sostegno all'Ucraina e su quello degli investimenti nella difesa ci sono delle sensibilità diverse, ma sono ottimista", dice il senatore dem










