Alla fine a salvare Elly Schlein dalle brame sulla leadership di Giuseppe Conte saranno proprio i riformisti? “Non c’è dubbio”, sorride il senatore Filippo Sensi. Nel campo largo avanza il partito trasversale “no riarmo”, quello dello stop alle armi a Kyiv. La segreteria del Pd ha fatto contenta la minoranza, da Giorgio Gori a Lia Quartapelle, ha detto su queste pagine che sostiene “convintamente” l’Ucraina, anche militarmente. Che ne pensa Laura Boldrini? “Io credo che occorra aiutare veramente il popolo ucraino, che ha subito un’invasione e da quattro anni vive una situazione veramente difficile”. Poi aggiunge: “Personalmente, non ho mai creduto che la situazione potesse essere quella sul terreno della guerra, che è il terreno di Putin. Ho invece sempre criticato la mancanza di iniziativa politica da parte dell’Ue”. L’ex presidente della Camera risponde a margine della presentazione del rapporto dell’osservatorio Milex sulle spese militari. Si spiega che per arrivare al 5 per cento del pil, come prevede l’obiettivo Nato, serviranno 500 miliardi: si dovrà tagliare la spesa sociale, la sanità. E’ in atto una corsa al riarmo, è la denuncia. Con Boldrini, ci sono anche – in quota M5s – Arnaldo Lomuti ed Ettore Licheri. Che ci dice: “I soldi non si trovano sotto i cavoli, non piovono dal cielo. Per comprare le armi li devi prendere da qualche altra parte”. Non solo, aggiunge il vicepresidente del M5s: “Sui programmi di riarmo non c’è un controllo effettivo da parte degli organi parlamentari. E’ un allarme democratico che tutti devono conoscere”. Era atteso anche Nicola Fratoianni, assente per un imprevisto dell’ultimo minuto. Ma il leader di Avs si muove sulla stessa linea del Movimento, di Boldrini. Ed è una linea che potrebbe pesare quando ci sarà da decidere per la leadership del campo largo. La sfida tra Schlein e Conte va avanti da settimane, a distanza: la dem ieri era alla Festa dell’Unità di Bagno a Ripoli, l’ex premier a Massa Carrara, dalla Cgil a presentare il suo libro. E’ una competizione che non fa bene all’opposizione, che pensa a nomi terzi, federatori veri e presunti. C’è anche chi si augura che tra i leader di M5s e Pd qualcuno faccia un passo indietro. Ieri in Transatlantico è tornato a farsi vedere Dario Francheschini, ultimamente accade spesso, e non è un caso. Nel Pd c’è anche una quota Conte, affinità politiche oppure personali.Dopo la “non minaccia” russa di Conte, l’intervista di Schlein a questo giornale ha rimesso al centro il tema più complicato. Sul no al riarmo una sintesi si troverà, sulla Difesa europea sono tutti d’accordo, a cosa voglia dire realmente, come si declina, ci si penserà più avanti. Ma con l’Ucraina come si fa? “Non è una questione irrisolvibile. Basta leggere la Costituzione e una soluzione si trova”, suggerisce ancora Licheri, fiducioso. “Semplicemente c’è l'esigenza di capire, da parte di tutti, che dopo 4 anni con la carta militare non si è ottenuto niente. Se avessimo usato la politica e la diplomazia probabilmente avremmo difeso meglio la sovranità territoriale dell’Ucraina. Oggi anche Meloni e Crosetto dicono che bisogna dialogare con Putin”.I riformisti che non hanno mai lesinato critiche alla loro leader, ieri hanno apprezzato le parole della segretaria convinta della necessità di continuare a supportare Kyiv, dell’allargamento Ue: “E’ questa la linea del Pd”. Di certo la minoranza, tra Schlein e Conte, non ha dubbi. Ma in altre aree dem gli interrogativi ci sono, si alimentano. E’ anche per questo che Sensi risponde con una battuta. Sarete voi a difendere Schlein? “Certo, non c’è dubbio”, ripete. Nel frattempo ha organizzato un convegno, lunedì, sul Caso Mamdami, il sindaco di New York che vuole arrestare Benjamin Nethanyahu. E’ diventato un modello a sinistra e ispira anche Schlein nella corsa verso Palazzo Chigi. Ci saranno, tra gli altri, Anthony di Mieri, il regista della campagna social di Mamdani e poi Francesco Nicodemo, che studia le dinamiche digitali del sindaco newyorkese ed è passato per Palazzo Chigi, si occupava della comunicazione di Renzi. Parteciperà anche Lia Quartapelle. E’ l’eterogenesi dei fini. Di questo passo saranno loro, i riformisti, i più convinti a sostenere Schlein. Contro Conte, poi si vedrà.
Altro che Schlein e l’Ucraina. Il partito trasversale “no riarmo” che a sinistra tira la volata a Conte
La segretaria è "convintamente" pro Kyiv. Esultano i riformisti, ma nell'opposizioni in molti sposano la linea del M5s. Boldrini intanto presenta con Licheri un rapporto contro gli investimenti militari: "Allarme democratico". Il vicepresidente M5s: "La sintesi sulla politica estera? Basta leggere la Costituzione"







