All’offensiva filoputiniana di Giuseppe Conte e di esponenti del Pd, da Goffredo Bettini a Arturo Scotto, Elly Schlein avrebbe un modo bello, forte, limpido di rispondere: andare a Kyjiv. Scegliendo fisicamente la barricata dietro cui stare.

Sarebbe un gesto, finalmente, da leader socialista europea. Che riparerebbe all’errore del suo silenzio non innocente che dà l’idea di una segretaria che appena c’è qualche problema scappa. Il momento di agire è arrivato. Dal Nazareno qualche timido segnale di vita sta venendo fuori, forse anche dopo la pressione dei riformisti. Il responsabile esteri Peppe Provenzano ha detto a Repubblica che «Conte sta alzando il tiro» avvertendo la concorrenza di Alessandro Di Battista. Un po’ pochino.

Veramente l’avvocato del populismo queste cose sulla Russia le ha sempre dette. il “tiro” era alto da tempo. Non se n’erano accorti, al Pd? O forse la piazzetta di a Napoli e la consacrazione del Campo Lavrov (copyright Pina Picierno) hanno colpito nel segno? Nessuno, peraltro, polemizza direttamente con il più contiano del Pd, Goffredo Bettini, che aveva riproposto la solita banalità sulla Russia che non può invadere l’Europa, come se il problema fosse l’arrivo dei cavalli dei cosacchi dello zar e non invece le infiltrazioni di tutti i tipi e a tutti i livelli degli Stati europei.