Non più di 35-37°C: questa è la temperatura entro la quale un ventilatore per rinfrescarci può essere utile. Se il termometro si spinge oltre, potete pure tenerlo spento perché l’effetto rischia di essere l’opposto. Nei giorni di caldo insopportabile la notizia può sconfortare, ma per uscire sollevati dalle ondate di calore è importante comprendere alcuni meccanismi di base. Tra questi c’è appunto l’utilità dei ventilatori: quando e come usarli non dipende solo da preferenze personali. Vanno considerati aspetti diversi, legati a doppio filo con la fisica e la biologia, aspetti che i più non conoscono.

Chi si affida ai ventilatori piuttosto che all'aria condizionata per superare le ondate di calore che si abbattono su tutta Europa, deve sapere che con l'aumentare delle temperature i primi possono passare dal rinfrescare al riscaldare. Quando e perché scatta questo meccanismo? Due indicazioni arrivano dal Regno Unito, dove il governo avverte che “i ventilatori potrebbero non prevenire le malattie legate al calore al di sopra dei 35°C (95°F)” e dall’Organizzazione mondiale della sanità, per cui invece “il punto di svolta tra raffreddamento e riscaldamento si verifica a 40 °C (104 °F)”.