<p>L'escalation del conflitto tra <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Iran</strong> sta aggravando una crisi economica già profondissima, trasformando il fronte economico in uno dei principali terreni di scontro.

Mentre Washington intensifica gli attacchi contro infrastrutture strategiche e rafforza le misure volte a limitare le esportazioni energetiche iraniane, Teheran risponde minacciando le principali rotte marittime della regione, con ripercussioni immediate sui mercati internazionali dell'energia.

Il rialzo del <strong>prezzo del petrolio</strong> e dei carburanti testimonia quanto il confronto tra i due Paesi abbia ormai assunto una dimensione globale. </p> <ul class="leggi-anche"> </ul> <p> </p> <p>Sul piano diplomatico continuano a emergere tentativi di mediazione, ma la leadership iraniana alterna segnali di disponibilità e chiusure tattiche, nella convinzione di poter sostenere un conflitto più a lungo degli Stati Uniti.

La <strong>Repubblica islamica</strong> ritiene infatti che il fattore tempo giochi a proprio favore: un sistema politico costruito sulla mobilitazione permanente contro i nemici esterni è disposto ad accettare sacrifici economici e sociali molto superiori a quelli che una democrazia occidentale può sostenere. </p> <p>La storia della Repubblica islamica dimostra che il regime ha accettato compromessi soltanto quando si è trovato di fronte a una minaccia esistenziale.