| 23 Luglio 2026 18:02 |

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(Adnkronos) – L’Unione europea sta passando da una regolazione concentrata sulla concorrenza e sulla tutela dei consumatori a un intervento che persegue esplicitamente obiettivi di politica industriale: riduzione delle dipendenze, resilienza e sovranità digitale. Ma nel settore tecnologico le regole tradizionali non bastano a costruire capacità industriale. È l’analisi proposta da Antonio Manganelli, professore di diritto e politiche della concorrenza all’Università di Siena e ricercatore del Centre on Regulation in Europe.

Il rapporto tra regolazione e politica industriale non è nuovo. La liberalizzazione delle utilities, per esempio, ha creato mercati che non sarebbero nati attraverso la sola apertura formale. Nel digitale, però, il punto di partenza è diverso: non esisteva un monopolio legale locale da smontare, ma un ecosistema globale costruito su dati, standard, effetti rete, capacità di calcolo, scala e grandi capitali investiti in innovazione.

Questi fattori si rafforzano a vicenda e sono molto più difficili da orientare con gli strumenti classici. Il Digital Markets Act punta alla contendibilità dei mercati, ma creare le condizioni di accesso non significa automaticamente far nascere imprese alternative europee. Tra la correzione del mercato e la costruzione di capacità industriale esiste un passaggio complesso.