| 23 Luglio 2026 18:02 |

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(Adnkronos) – L’Unione europea ha iniziato a fare politica industriale attraverso gli strumenti della politica commerciale e regolatoria, usando standard, certificazioni e criteri di accesso al mercato per distinguere tra fornitori e Paesi. Ma l’esclusione dei soggetti considerati rischiosi è soltanto la “pars destruens”: senza investimenti, imprese e capacità produttiva, la sovranità digitale resta un progetto incompleto. È il punto centrale dell’intervento di Giulia Pastorella, deputata di Azione, alla conferenza organizzata da Adnkronos e Open Gate Italia.

La svolta europea riflette la fine del “mondo piatto” immaginato dai pionieri del digitale. Le catene globali del valore continuano a esistere, ma si stanno organizzando attorno a blocchi geopolitici, commerciali e valoriali. In questo scenario l’Europa non può più restare completamente aperta e affidarsi a un ordine internazionale che ha perso efficacia, ma non ha ancora adottato la chiarezza e la potenza di investimento degli Stati Uniti.

Per Pastorella, Bruxelles è quindi “in mezzo al guado”. Le misure non tariffarie possono essere una risposta legittima alle dipendenze strategiche, ma devono essere accompagnate da una “pars construens”: sostegno alle imprese europee o dei Paesi alleati, sviluppo di tecnologie alternative e costruzione di capacità industriale. Il Chips Act va in questa direzione, ma non è sufficiente.