Nell'impatto l'asteroide di Chicxulub si è vaporizzato ma la sua impronta chimica è ancora presente in alcuni campioni prevelati in Danimarca, Spagna, in Umbria e nelle Marche
L’asteroide che 66 milioni di anni fa avrebbe sterminato i dinosauri non aviani era uno dei tipi di asteroide più rari del sistema solare. A rivelarlo è una ricerca pubblicata il 17 luglio 2026 sulla rivista Science Advances da un team internazionale di università di Vancouver, Parigi, Bruxelles e Vienna, idenfiticando per la prima volta la classe precisa dell’impattore di Chicxulub. Secondo quanto riscontrato dai ricercatori, si tratta di una rara condrite carboniosa di tipo CO, appartenente alla sottoclasse Ornans, mentre lo studio ridisegna anche il meccanismo dell’estinzione, spostando la colpa dallo zolfo alla polvere.
La “carta d’identità” dell’asteroide ricostruita dagli isotopi del nichel
Il corpo principale dell’asteroide di Chicxulub non esiste più. L’energia sprigionata dall’impatto lo ha praticamente “vaporizzato”, disperdendone gli atomi in tutto il pianeta sotto forma di polvere e gas. Quello che i ricercatori hanno analizzato non è l’asteroide o un suo frammento, ma la sua impronta chimica in un sottile strato di argilla depositato ovunque sulla Terra al momento dell’impatto, 66 milioni di anni fa, che marca il confine geologico tra il Cretaceo e il Paleogene, detto limite K-Pg.












