Marilyn ha rappresentato una nuova epoca, gli anni Cinquanta. Ha avuto un decennio fantastico. Sì, inizialmente incontrò la freddezza dei produttori poiché in lei non riscontravano delle doti drammatiche, notavano la leggerezza e la svagatezza ma non riuscivano a vederci un ruolo da sviluppare. Poi arriverà un regista geniale come Billy Wilder, e saprà farle dare il massimo. Anticipiamo un brano di una lunga intervista di Eusebio Ciccotti a Carlo Verdone su Marilyn Monroe, a cento anni dalla sua nascita

(…)

Ti faccio alcuni nomi. Greta Garbo, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Sofia Loren. Quali sono le differenze tra di loro, o se vi sono, delle somiglianze nello stile della recitazione: sguardo, risata, movimento del corpo, camminata?

No. Sono assolutamente imparagonabili. Tutte grandi attrici ma diverse. Credo che il suo successo di Marilyn Monroe fosse dovuto alla necessità dello schermo di avere bisogno di una interprete originale. Era una attrice assolutamente rivoluzionaria sia nell’estetica che nella visione etica della vita intesa come “leggerezza” nel senso nobile del termine. Attrici di altissimo livello come Ava Gardner, Kathrine Hepburn, Lauren Bacall, come Marleene Dietrich e Greta Garbo, erano belle, certamente, ma austere. Emanavano una elegante austerità. Marilyn ha rappresentato la giovinezza con i blu jeans, con i capelli color platino, a volte con la messa in piega perfetta, altre volte scapigliata, e qui era molto sexy. Era una ventata di novità nel cinema del periodo. È diventata una icona. Talmente icona che Andy Wharol ne ha dato diverse versioni nei suoi dipinti. Ma viene fotografata pure dai più grandi fotografi dell’epoca. Pensiamo al lenzuolo che la avvolge negli scatti di Douglas Kirkland, o le foto di Milton H. Greene e Richard Avedon. Aveva una personalità talmente dirompente, suadente, che attirava gli uomini, come il grande campione Joe Di Maggio.